Questo documento spiega la logica dietro ai 4 piani di Timetto Online: cosa include ognuno, a chi è pensato, quanto costa davvero a noi far girare ogni piano, e come funzionano il Free con banner e la generazione AI dei siti.
Ogni account organizza il proprio lavoro secondo questa gerarchia. È l'asse su cui sono costruiti tutti i limiti dei piani.
Un workspace può contenere più siti. Ogni sito ha uno storico di versioni. Ogni versione può essere pubblicata (deploy) più volte. I collaboratori (più account sullo stesso workspace) sono una funzione a parte, disponibile solo dal piano Agency in su.
Gestito come preventivo dedicato. In fase iniziale, prima di costruire un vero tier a consumo, conviene offrire questo come add-on sopra Agency (es. "+1 workspace = X€/mese", "+5 collaboratori = Y€/mese") invece di forzare subito una trattativa commerciale.
I crediti sono un pool unico che copre sia il deploy/hosting sia i token AI usati per generare e modificare i siti — le due voci di costo vivo che sosteniamo noi dietro le quinte.
$0.02 per GiB al mese (standard storage, dove teniamo anche lo storico versioni). Su tutti i piani è una voce marginale: anche i 60 GB di Agency costano meno di 1,20$/mese.
~15$/mese per i primi 10 GB, poi +2,15$ ogni 10 GB aggiuntivi. Qui il costo è tutt'altro che marginale: conviene un DB condiviso multi-tenant per Starter/Marketer invece di un'istanza dedicata per utente.
| Voce | Costo |
|---|---|
| Generazione sito con Sonnet 5 (motore principale, ~15K input + ~20K output token) | ≈ 0,25–0,35$ a generazione* |
| Iterazioni di modifica successive (utente medio: 2-3 per sito) | ≈ 0,75–1,50$ totali |
| Auto-fix deploy con DeepSeek V4 Flash (attuale, sostituibile) | ≈ 0,001–0,01$ a fix |
| Costo stimato completo per acquisire 1 utente Free | ≈ 1–2$ |
*Prezzo introduttivo Sonnet 5 ($2/$10 per milione token) valido fino al 31 agosto 2026, poi standard $3/$15. L'auto-fix su DeepSeek costa 1-2 ordini di grandezza meno della generazione principale: per questo ha senso tenerlo su un modello separato ed economico invece che sullo stesso motore usato per generare il sito.
Il rischio del Free non è lo storage, sono i token. 150 crediti/mese bastano per una generazione completa e poche modifiche: oltre quel limite l'utente Free deve aspettare il mese successivo o passare a un piano a pagamento. Senza questo tetto stretto, ogni utente Free che rigenera il sito 10 volte costa più del previsto senza portare ricavo.
Il confronto con l'hosting classico regge solo se il valore percepito è chiaro. Un hosting Aruba costa ≈4€/mese ma è solo spazio: Starter a 10€/mese deve vendersi come "hosting + deploy automatico + builder AI", non come hosting puro, altrimenti perde il confronto diretto sul prezzo.
Invece di lasciare che l'utente scriva liberamente un prompt lungo (che consuma token in modo imprevedibile), la creazione di un sito da zero passa da un form di raccolta strutturato: poche domande mirate più eventuale caricamento di materiali (logo, testi, immagini). Questo comprime l'input inviato al modello, rendendo il costo per generazione molto più prevedibile.
Tipo di attività, stile desiderato, sezioni necessarie (chi siamo, contatti, prodotti...), materiali da caricare (logo, foto, testi già pronti).
Le risposte vengono trasformate in un prompt compatto e mirato per Sonnet 5, invece di un testo libero scritto dall'utente — meno token sprecati, output più coerente.
Il sito viene generato e pubblicato come prima versione. Ogni deploy successivo consuma crediti dal pool del piano.
Se il deploy fallisce o presenta problemi tecnici, un modello dedicato (oggi DeepSeek V4 Flash, cambiabile in futuro) tenta una correzione automatica prima di coinvolgere l'utente.
Perché il form conviene anche oltre il risparmio di token: raccoglie fin da subito dati di contatto e materiali dell'utente, utile sia per l'onboarding sia per il seguito commerciale (specialmente sul piano Free, dove l'utente accetta di ricevere comunicazioni commerciali in cambio dell'uso gratuito).
Quando un sito caricato o generato presenta problemi al momento della pubblicazione (errori di build, file mancanti, incompatibilità), il sistema tenta automaticamente una correzione via AI prima di mostrare un errore all'utente.
Essendo un costo quasi irrilevante rispetto alla generazione principale, l'auto-fix può ragionevolmente essere incluso senza consumare crediti dal pool dell'utente su tutti i piani — è un costo di servizio che ci conviene assorbire per ridurre il tasso di abbandono su errori tecnici, non un valore che l'utente percepisce come "consumo".